Nel Cinquecento la città di Manduria – che all’epoca era nota con il nome di Casalnuovo – fu protagonista di una vicenda storica singolare, legata a una delle figure feudali più affascinanti dell’epoca: Giovan Bernardino Bonifacio: intorno alla metà del secolo il feudo fu acquistato dalla nobile famiglia dei Bonifacio, i cui domini furono poi ereditati da Giovan Bernardino, figlio di Roberto. Testimonianza tangibile di questo legame è il Palazzo Bonifacio, fatto edificare dalla famiglia nel cuore del centro storico manduriano, tra Corte Modeo e vico Commestibili, dove ancora oggi è possibile ammirarlo.
Giovan Bernardino era un uomo di straordinaria cultura, un umanista e uno “spirito libero” che viveva in netto anticipo sui tempi. Tuttavia, proprio le sue idee aperte, liberali e vicine alla riforma calvinista, lo resero bersaglio di un’aspra persecuzione e per sfuggire all’Inquisizione e ai processi per eresia, fu costretto all’esilio volontario che lo portò lontano dalla sua terra d’origine, prima in Svizzera e infine a Danzica, dove morì nel 1597.
Nonostante la lontananza, il suo legame con la cultura e la sua terra natia rimase profondo e prima della fuga, il marchese aveva raccolto una biblioteca di immenso valore: la parte di volumi che riuscì a portare con sé in Europa divenne, dopo la sua morte, il nucleo fondante della celebre Biblioteca di Danzica, in Polonia.
Inoltre, persino durante l’esilio a Basilea, Giovan Bernardino dimostrò il suo attaccamento alle radici salentine finanziando e curando, nel 1553, la stampa del De situ Iapygiae del Galateo: un contributo fondamentale che permise di far conoscere la storia e le bellezze del Salento al resto del continente europeo.


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