Il Maestro delle Cannizze
In un angolo riparato del cortile, dove l’aria profuma di erba tagliata e sole pomeridiano, l’artigiano tesseva il suo incanto. Le “cannizze” prendevano forma tra le sue mani: ripiani lievi, intrecciati con gesti lenti e precisi, come un segreto sussurrato al vento.
D’estate, sotto un cielo azzurro cobalto, quelle trame accoglievano fichi dolci e pomodori maturati al calore di un sole gentile. In inverno, al riparo “sopra la pagghijera”, vegliavano con pazienza su melegrane e cotogne, custodi silenziose dei tesori della terra.
Il cannizzaio lavorava circondato dalla quiete dell’orto. Con pochi attrezzi — un coltello vissuto, un falcetto lucido e il fidato salvadita — trasformava semplici canne raccolte lungo il ruscello in oggetti colmi di anima.
Non erano semplici attrezzi, ma legami invisibili tra l’uomo e la natura e rendeva ogni casa una piccola oasi di abbondanza e serenità.
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