Un salto nel passato
Manduriaedintorni
Il 6 aprile 1960 Manduria divenne il palcoscenico drammatico di uno scontro sociale che segnò profondamente la storia del bracciantato pugliese, una data che oggi ricordiamo per non dimenticare il prezzo altissimo del diritto al pane e al lavoro.
Quella mattina di sessantasei anni fa, in un centro che contava circa ventimila abitanti, un migliaio di braccianti stremati dalla miseria si radunò davanti al Municipio per protestare pacificamente, ma con disperazione, contro la mancata corresponsione degli assegni familiari e dell’indennità di disoccupazione, spettanze vitali per la sopravvivenza di intere famiglie.
L’esasperazione della folla trasformò rapidamente la piazza in una polveriera, sfociando in un fitto e nutrito lancio di sassi e proiettili d’ogni genere contro il palazzo di città. La reazione delle forze dell’ordine diede il via a scontri violentissimi in cui si registrarono inizialmente cinque feriti tra i tutori dell’ordine, tra cui il maresciallo Francesco Delfino, colpito gravemente alla testa.
La situazione precipitò ulteriormente con l’arrivo dei rinforzi di agenti e carabinieri giunti da Taranto, i quali caricarono la folla che si faceva sempre più minacciosa, scatenando una vera e propria guerriglia urbana tra le vie del centro. Nella concitazione dei corpo a corpo, alcuni dimostranti raccolsero le forze e riuscirono persino a strappare un paio di moschetti dalle mani dei carabinieri, mentre la polizia operò una decina di fermi destinati a essere tramutati in arresti.
Alle dodici e mezza, nonostante l’intervento massiccio avesse formalmente contenuto la folla, i manifestanti si rifiutavano ancora di sgomberare la piazza in un clima di altissima tensione, lasciando una ferita profonda nella storia locale che oggi rileggiamo per onorare la memoria di un’Italia rurale che ha dovuto lottare duramente per i propri diritti elementari.


Lascia un commento