Manduria e la leggenda della chioccia d’oro

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Per colpire la rivale Taranto, i guerrieri messapici di Manduria ne rapinarono i templi sacri, trafugando un oggetto magico e votivo: una chioccia d’oro massiccio con 13 pulcini.

Ma il furto sacrilego turbò l’equilibrio della natura. I campi si prosciugarono, i raccolti svanirono e una terribile carestia si abbatté sulle terre manduriane.

Il Responso dell’Oracolo

Consultato un antico oracolo, i guerrieri ricevettero un ordine misterioso: purificare il tesoro e nasconderlo nel luogo in cui sarebbe apparsa una cerva sacra.

La creatura venne avvistata presso il Fonte Pliniano, una grotta sotterranea alimentata da una sorgente perenne. Tra riflessi d’acqua e ombre silenziose, i Messapi seppellirono il prezioso simulacro.

Il Tesoro Perduto

Molti anni dopo tentarono di recuperarlo, ma scoprirono che la terra lo aveva inghiottito. Nessuna pala riuscì a raggiungerlo.

Un nuovo responso rivelò una verità terribile: l’oro sarebbe riemerso soltanto in cambio del sacrificio di un bambino innocente o di una donna incinta.

I manduriani rifiutarono l’orribile patto. Preferirono perdere il tesoro piuttosto che macchiarsi di un simile gesto.

Ancora oggi la leggenda racconta che i fantasmi dei guerrieri sorveglino il Parco delle Mura Messapiche, custodi silenziosi della chioccia d’oro e dei suoi tredici pulcini.

Nelle notti più tranquille, quando il vento attraversa le antiche pietre, qualcuno giura di udire passi lontani e il lieve tintinnio di un tesoro che attende ancora di essere ritrovato.

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